La storia del cerbiatto

da : Autobiografia di uno Yogi di Paramahansa Yogananda

Avevamo molti animali: cani, gatti, capre, mucche e un giovane cervo, idolatrato dai bambini. Anche io amavo tanto il cerbiatto che lo facevo dormire nella mia stanza. Alle luci dell’alba la bestiola trotterellava verso il mio letto per ricevere la carezza mattutina.

Un giorno gli diedi da mangiare prima dell’ora solita, perché dovevo recarmi in città per affari. Nonostante avessi avvertito i ragazzi di non dargli atro nutrimento fino al mio ritorno, uno di essi disobbedì e fece bere al cerbiatto una grande quantità di latte. Quando tornai la sera, tristi notizie mi attendevano: il cerbiatto stava per morire di indigestione.

In lacrime, presi in grembo la bestiola, che già sembrava senza vita, e implorai l’Universo di risparmiarla. Qualche ora dopo la creatura riaprì gli occhi, si sollevò e cominciò lentamente a camminare. Tutti facemmo festa.

Ma quella notte mi fu data una profonda lezione che non potrò mai dimenticare. Fino alle due del mattino vegliai col cerbiatto, poi mi addormentai. Esso mi apparve in sogno e mi disse:

  • Tu mi trattieni! Ti prego lasciami andare! Lasciami andare!
  • Sta bene – gli risposi in sogno.

Corsi all’angolo della stanza dove avevo adagiato il piccolo. Esso compì un ultimo sforzo per sollevarsi, fece un passo barcollante verso di me. Poi cadde ai miei piedi.

Secondo il Karma collettivo che guida e regola il destino degli animali, la vita del cerbiatto era terminata ed esso era pronto a rinascere in una forma superiore. Ma per il mio profondo attaccamento, di cui in seguito riconobbi l’egoismo, e con le mie fervide preghiere, ero riuscito a trattenerlo ancora.

L’anima del cerbiatto mi supplicò nel sogno, poiché senza il mio affettuoso consenso non avrebbe voluto o potuto andar via, appena acconsentì, se ne andò.

Non sentii più dolore: compresi una volta di più che l’Universo vuole che i suoi figli amino tutte le cose come parte dell’Universo stesso, e non soggiacciano all’illusione che la morte sia la fine di tutto

L’uomo vede solo l’insormontabile muro della morte che nasconde, in apparenza per sempre, coloro che ama. Ma colui che ama gli altri come manifestazione dell’Universo, comprende che al momento della morte coloro che gli sono cari non fanno che ritornare all’Universo per un breve respiro di gioia.

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